L’attuale contesto economico richiede con urgenza decisioni che rilancino la crescita, rafforzino gli investimenti e restituiscano dinamismo a un’economia che da diversi anni mostra una tendenza al ribasso. In questo scenario, qualsiasi modifica che incida direttamente sull’imposta sulle società deve essere analizzata non solo come un aggiustamento fiscale, ma come una decisione strategica.
Uno dei principali problemi dell’attuale sistema è che incentiva le decisioni fiscali rispetto a quelle produttive. Quando il carico fiscale diventa rilevante, le imprese tendono a privilegiare l’ottimizzazione fiscale rispetto alla produttività. Inoltre, se a ciò si aggiungono l’aumento dei costi di conformità e un contesto che, nella pratica, può favorire l’evasione fiscale, la situazione diventa ancora più complessa.
Ma non è l’unico aspetto da considerare. L’attuale struttura fiscale influisce anche sulla competitività internazionale del Paese. Oggi investire in Cile è più costoso rispetto ad altre economie e, se non si offrono sufficienti vantaggi competitivi, il risultato è evidente: gli investimenti vengono scoraggiati.
Il ritardo nella formazione di capitale fisso è un chiaro segnale di questo fenomeno. La mancanza di nuove infrastrutture rilevanti — strade, porti, ospedali o impianti produttivi — riflette un’economia indebolita, in cui gli investimenti non stanno tornando con la forza necessaria.
In questo contesto, la riduzione dell’aliquota societaria mira a riequilibrare il sistema: minore pressione fiscale per consentire maggiori investimenti, una produzione più elevata e, nel medio termine, un aumento delle entrate fiscali, non attraverso aliquote più alte, ma grazie a un maggiore volume economico.
La domanda quindi è chiara: è meglio tassare di più un’economia stagnante o tassare meno un’economia in crescita? L’evidenza storica del Paese dimostra che la seconda opzione è stata più efficace nel generare occupazione, dinamismo e crescita sostenuta.
Allo stesso modo, quando una quota significativa dei redditi viene destinata allo Stato senza un ritorno efficiente in termini di investimenti o qualità della spesa, si crea una distorsione che incide sull’equità. Al contrario, quando le imprese dispongono di maggiori risorse, tendono a reinvestire, espandere le proprie attività, migliorare le condizioni di lavoro e creare nuove opportunità.
L’attuale sistema, caratterizzato da molteplici regimi e differenze nella tassazione, presenta una complessità che rende difficile sia la conformità sia il controllo. Questa frammentazione compromette inoltre l’equità orizzontale, generando trattamenti diseguali tra i contribuenti.
Da una prospettiva più tecnica, fattori come l’elasticità dei redditi societari rafforzano la necessità di rivedere l’attuale struttura. Non si tratta di un dibattito ideologico, ma di un’analisi basata su decenni di riflessione economica, supportata da fondamenti matematici, sociologici e strutturali.
La riforma è indispensabile per il Paese, poiché un’aliquota societaria più bassa e allineata agli standard internazionali permetterebbe di recuperare competitività, orientare nuovamente l’attenzione verso la produttività e facilitare il reinvestimento privato.
In un’economia che ha bisogno di crescere, mantenere un sistema che rende più costosi gli investimenti e distorce le decisioni produttive non è sostenibile. L’obiettivo non è solo raccogliere entrate, ma farlo guardando alla crescita, agli investimenti e a una distribuzione più efficace delle opportunità nel Paese.
Di @Claudia Valdés Muñoz, Direttrice Generale di BBSC®
